DUOMO ANTICO

Secondo le fonti la sua costruzione fu iniziata nel 1607 e nel 1617 entrò in funzione.

Nel 1860 il tempio fu profanato a seguito dei noti fatti bellici e iniziò una lenta decadenza accompagnata da spoliazioni e ruberie. Soltanto di recente l’edificio, ridotto alla nuda struttura architettonica con pochi ricordi del prezioso patrimonio artistico e decorativo, è stato oggetto di interventi di recupero.

Ignoto rimane il progettista della chiesa. La costruzione fu, sicuramente, condizionata dallo stato dei luoghi e, soprattutto, dalle esigenze dei militari: essa sorge, infatti, all’ingresso della cittadella, a ridosso della porta di S. Maria. Limiti rigorosi alla progettazione dovettero essere imposti per non disturbare il tiro dei cannoni, e la particolare forma della cupola, priva di tamburo e allungata, è dovuta alla necessità di non intercettare, con effetti rovinosi, le cannonate che potevano provenire dal soprastante castello.

La difficoltà di realizzare l’edificio religioso a ridosso delle fortificazioni fu risolta con l’adozione della pianta a croce greca e il sacrificio parziale della cupola. Comunque aggiunte e ripensamenti sopravvennero in corso d’opera.

Coppie di paraste abbinate definiscono la facciata a due ordini divisi in senso orizzontale da un’elegante cornice: le paraste del primo ordine, dai ricchi capitelli corinzi, inquadrano la bella porta ad arco con semicolonne corinzie che reggono un attico, spezzato per fare posto all’edicola con una Madonna col bambino rinascimentale. Ai lati sono posati due angeli di fattura manieristica. Il secondo ordine ripete le forme del primo, semplificandole: al centro si apre un finestrone rettangolare affiancato da uno zodiaco e da una meridiana; le paraste abbinate hanno semplici capitelli. La cella campanaria è crollata agli inizi del Novecento.

Sulla mole della chiesa poggia la cupola con quattro finestre rotonde, il cui interno presenta una decorazione a spicchi su falso tamburo dipinto per ovviare all’inconveniente esterno.

All’interno il tempio è provvisto di un atrio che immette nel grande vano quadrato, diviso da potenti archi su pilastri corinzi, formando quattro cappelle angolari. Sulla destra, nella cappellina a cupola, restano pochi elementi di un altare marmoreo intarsiato. Segue il grande altare del Crocifisso. Di fronte invece è il vano rettangolare del coro che dà l’illusione di un organismo a croce latina; è completamente vuoto: l’altare intarsiato è stato, infatti, trasferito in S. Giacomo. Ai lati sono due profonde absidi semicircolari.

Sul lato sinistro si trova l’altare di S. Stefano che conserva la bella edicola intarsiata su colonne in marmo grigio con capitelli corinzi, angioletti sul coronamento e il paliotto intarsiato a girali che presenta uno scudo centrale con la figura del Protomartire. Sulla parete di fondo affiorano resti di un dipinto a tempera, precedente all’attuale sistemazione, con la Maddalena ai piedi di Gesù. L’altare dell’abside di sinistra , dedicato al SS. Sacramento, è parzialmente distrutto.

Due scale a chiocciola, ricavate nel potente spessore dei muri, ai lati della porta maggiore, conducono alla cella campanaria. Una cripta con sedili entro nicchie si trova sotto il coro e sepolture sono distribuite sotto tutta la chiesa.