Dopo il lungomare Garibaldi e dopo Vaccarella inizia il possibile periplo del promontorio del Capo. Da qui al nostro sguardo si offrono più di 10 km di anfratti, grotte, calette, spiagge, leggende.

Per gli appassionati del mare, esiste un altro modo per conoscere il promontorio e godere delle sue ricchezze, circumnavigarlo e guardare sott’acqua. A un miglio dalla Punta del Capo troviamo la “Secca di Ponente” con un fondo che varia dai 10 ai 50 metri.

Interessanti squarci fotografici vengono offerti da questa secca con acque limpide e ricche di vita, vi si trovano pareti a strapiombo ricche di anfratti ed archi, dove è facile incontrare l’Anthias, pesce tipico dei mari tropicali (foto di Salvatore Freni) e centinaia di specie marittime.

Si tratta di una zona attraversata da intense correnti che portano cibo a tutti gli organismi che crescono sulle pareti rocciose (gorgonie, spugne) oltre che ad una moltitudine di pesce azzurro che staziona intorno alla secca.
Nella stessa corrente nuotano grandi e veloci predatori, tonni, ricciole, dentici, lucci di mare che si nutrono del pesce azzurro, chiudendo la catena biologica.

Questo è luogo tra l’altro, dello svolgimento di parecchi campionati italiani e mondiali di fotografia subacquea.
Il fondale, visibile anche dall’alto, presenta un fondo sabbioso e ricco di praterie di posidonie; la massiccia presenza di una vastissima prateria di posidonia, è un buon indice di salute generale del mare di Milazzo.
Ritornando a pelo d’acqua  segnaliamo la “Tavola di Baele“, così chiamata perchè legata a un antico aneddoto che racconta di un barone milazzese che pranzò con altri commensali, durante la bassa marea, su questo scoglio dalla forma piatta, lasciando in balia del mare i piatti e le posate d’argento.
Ecco ora il famoso scoglio del “Carciofo

e l’altrettanto noto Laghetto di Venere.

Da qui, tra gabbiani e pescatori dal volto intagliato, in mezzo a scorci davvero indimenticabili, giungiamo al suggestivo Santuario di Sant’Antonio da Padova, del XIII sec., ricavato in una grotta e anch’esso solcato da profonde rughe inferte dal tempo alla pietra.
Sant’Antonio è meta di un frequentatissimo pellegrinaggio popolare nel mese di giugno.