CHIESA DI S. MARIA MAGGIORE

Edificata tra il 1610 e il 1621, venne dedicata a S. Elmo e successivamente, nel 1632, a Gesù e Maria, per essere poi denominata definitivamente S. Maria Maggiore dal 1755.

La costruzione è il risultato di interventi vari, rococò negli interni, neoclassici all’esterno, sulla originaria struttura di cui non è più dato coglierne i caratteri. Chiaro risulta invece il rapporto con la chiesa di S. Giacomo che la fronteggia: esse dovevano chiudere in maniera monumentale il tratto più centrale della Marina.

La chiesa è a navata unica con abside semicircolare e vi si accede da un ampio sagrato.

La facciata è ad ordine unico con schiacciate paraste ioniche su alto basamento liscio, sovrastata da un pesante attico triangolare.

La porta è di semplice disegno e ha ai lati due lapidi in memoria di un celebre episodio che vide il tempio protagonista: Garibaldi, al termine della vittoriosa battaglia del 20 luglio 1860, temendo un’improvvisa offensiva notturna dei Borbonici assediati nel Castello, si riposò sul sagrato della chiesa.

L’interno è impreziosito da decorazioni e la volta da affreschi del Manni datati al 1762: la Presentazione di Gesù al Tempio (nell’abside), Gesù che caccia i mercanti dal tempio (al centro della navata),

tre lunette rappresentanti La Vergine che vince sul male e protegge la Chiesa di Cristo, la Cecità di Abramo e la terza dedicata a Davide. A destra una nicchia con l’effigie di S. Espedito del XVIII secolo, seguono due altari con tele del Settecento: il Bambino Gesù circondato da Santi e Beati e l’Immacolata con S. Girolamo e S. Elmo.

Sul lato opposto due pale d’altare: Trinità con due Sante

e il Crocifisso con la Madonna, S. Giovanni e la Maddalena risalenti al Settecento. L’altare maggiore di stile neoclassico in marmi policromi è del 1750, con bassorilievi in marmo di Carrara

e tre opere di Scipio Manni raffiguranti la Madonna della Neve,

la Natività

e l’Adorazione dei Magi.

Un gruppo di angeli in stucco regge uno stemma che orna l’arco trionfale. Putti e festoni ornano le finestre che si aprono nella navata sopra gli altari.

forse appartenne ad una chiesa più antica per poi essere trasferito in questa tra il XVII e il XVIII secolo. Da segnalare un sepolcro neoclassico dei patrizi Calcagno del 1880, posto dirimpetto al pulpito e quello Greco Picciolo risalente al 1869. Inoltre, durante i restauri del 1974, è stata portata alla luce l’antica cripta il cui accesso è posto tra l’altare maggiore e il fonte battesimale.